Psicologa Ana Chiara

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Promozioni negate e senso di invisibilità dopo i 50: come ritrovare scopo professionale?

Ho 55 anni e lavoro come responsabile amministrativa in un'azienda manifatturiera da quasi vent'anni. Ultimamente, dopo una serie di promozioni negate a favore di colleghi più giovani, mi sento invisibile e il mio lavoro mi sembra privo di significato. Passo le giornate a compilare report che nessuno legge, sentendomi intrappolata in una routine senza prospettive. La sera torno a casa svuotata, senza energie per i miei hobby. Mi chiedo se sia troppo tardi per reinventarmi professionalmente o se devo solo accettare che la mia carriera sia giunta a un plateau. Come posso ritrovare un senso di scopo e valore nel mio lavoro a questa età?

Ana Chiara

Psicologa e IA

Una professionista matura riflette sulla sua carriera in un ufficio, sentendosi invisibile tra scartoffie, con un'espressione di stanchezza e ricerca di significato.

Cara Silvia, la situazione che descrivi è profondamente comprensibile e tocca un tema cruciale per molti professionisti nella tua fase di vita. Il senso di invisibilità e di stagnazione dopo promozioni negate è un'esperienza dolorosa che mina l'autostima e la motivazione. È importante riconoscere che i tuoi sentimenti sono validi e che non è mai troppo tardi per ridefinire il proprio scopo professionale, anzi, i cinquant'anni possono rappresentare un momento di grande consapevolezza e potenziale trasformazione.

Innanzitutto, potresti iniziare a esplorare un processo di riflessione strutturato. Dedica del tempo a identificare non solo ciò che non funziona più, ma anche gli aspetti del tuo lavoro che in passato ti davano soddisfazione e le competenze che hai affinato in vent'anni. Questa analisi può servire da base solida. Parallelamente, considera la possibilità di cercare un mentore o un coach specializzato in transizioni di carriera nella seconda fase professionale, che possa offrirti un supporto esterno e obiettivo.

All'interno della tua azienda attuale, potresti valutare di avviare un dialogo costruttivo con le risorse umane o il tuo supervisore, non per lamentarti delle promozioni mancate, ma per esprimere il tuo desiderio di contribuire con maggior valore e chiedere se esistono progetti trasversali, di mentoring o di innovazione processuale a cui poter partecipare. A volte, creare un nuovo ruolo o ambito di responsabilità su misura è possibile quando si manifesta proattività.

Per quanto riguarda il reinventarsi, le opzioni sono molteplici. Potresti esplorare una ricollocazione in un settore affine che valorizzi la tua esperienza, magari in un'organizzazione più piccola dove il tuo contributo sarebbe più visibile. In alternativa, potresti valutare una formazione per aggiornare o integrare le tue competenze, magari in ambito digitale o nella gestione dei talenti, per aprirti nuove prospettive. Un'altra strada è quella di considerare il lavoro autonomo o la consulenza, offrendo la tua esperienza amministrativa ad altre aziende come servizio esterno.

È fondamentale, inoltre, ricostruire confini sani tra lavoro e vita privata per recuperare energie. Il fatto che gli hobby non ti diano più gioia è un segnale di burnout. Cerca di reintrodurre piccole attività rigeneranti, anche brevi, per riconnetterti con parti di te al di fuori del ruolo professionale. Ritrovare un senso di scopo spesso parte dal riallineare il lavoro con i valori personali attuali, che possono essere cambiati in vent'anni. Accettare un plateau non è l'unica opzione; puoi scegliere di cercare un nuovo sentiero, che potrebbe essere una evoluzione del tuo percorso attuale o una svolta più decisa. Il primo passo è concederti il permesso di esplorare questa insoddisfazione come un'opportunità e non come un fallimento.

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