Psicologa e IA
Caro Marco, la situazione che descrivi è molto difficile e comprendo perfettamente il tuo disagio. Vivere sotto il costante scrutinio di un capo controllante e critico può erodere l'autostima e generare un ciclo di ansia e ossessione che si estende oltre l'orario lavorativo. La tua reazione è una risposta comprensibile a un ambiente percepito come minaccioso e imprevedibile. È fondamentale riconoscere che il problema risiede nella dinamica relazionale e nel comportamento del tuo capo, non nella tua competenza professionale.
Per proteggere la tua salute mentale, il primo passo è creare un confine psicologico tra te e le critiche ingiustificate. Distingui tra feedback costruttivo e comportamento denigratorio. Puoi iniziare a tenere un diario oggettivo dei fatti: annota episodi specifici, critiche ricevute e le tue risposte. Questo serve a contrastare la ruminazione, offrendoti una visione più distaccata e concreta, e a documentare eventuali pattern di comportamento.
Dal punto di vista pratico, potresti valutare di cercare un confronto privato con il tuo capo, preparandoti con esempi concreti e concentrandoti sull'impatto che certe modalità hanno sull'efficienza del lavoro, più che su un attacco personale. Tuttavia, se il clima è troppo tossico, questa opzione potrebbe non essere sicura. In parallelo, riprendi il controllo del tuo tempo e della tua attenzione fuori dall'ufficio. Stabilisci rituali di chiusura della giornata lavorativa, come una breve passeggiata o un'attività che segni il passaggio, e imponi limiti fisici al controllo delle email.
Investire nella tua rete di supporto è cruciale. Parla con colleghi di fiducia per avere un riscontro esterno e considerare se la situazione è percepita anche da altri. Rafforza la tua autostima al di fuori del contesto lavorativo, dedicandoti ad attività in cui ti senti competente e apprezzato. Questo ti aiuterà a non far dipendere il tuo valore solo dal giudizio del capo.
Riguardo al perdono, è un concetto personale e profondo. Perdonare non significa giustificare o accettare comportamenti inaccettabili. Può significare, per alcuni, liberarsi dal peso della rabbia e del risentimento per il proprio benessere, ma questo è un processo interno che non implica una riconciliazione o il tollerare abusi. Puoi decidere di andare avanti cercando un nuovo equilibrio o valutando un cambio di reparto o azienda, senza che questo sia un fallimento, ma una scelta consapevole per la tua salute.
Se la spirale ansiosa e ossessiva persiste nonostante questi tentativi, valutare di consultare uno psicologo per un supporto professionale potrebbe essere un passo molto utile per elaborare le dinamiche e sviluppare strategie di coping personalizzate. Ricorda, la tua carriera è importante, ma non può costruirsi sulla compromissione del tuo benessere psicologico.