Psicologa Ana Chiara

🧠 Umana + Intelligenza Artificiale = La Soluzione Migliore

Come superare il dolore dell'infertilità e la crisi personale a quasi 50 anni

Ho 47 anni e da due anni sto cercando di avere un figlio con mio marito, che ne ha 52. Dopo un aborto spontaneo e diversi tentativi falliti di fecondazione assistita, mi sento svuotata. Ogni volta che vedo una famiglia con bambini, mi assale un'angoscia profonda. Ho iniziato a mangiare in modo compulsivo, soprattutto dolci, per placare l'ansia. Mi sento in trappola: da un lato il desiderio di maternità, dall'altro la paura di essere ormai troppo vecchia e di non farcela più psicologicamente. Mio marito è comprensivo, ma sembra rassegnato. La mia vita professionale, prima piena di soddisfazioni, ora mi sembra insignificante. È come se fossi in una crisi totale, senza sapere dove trovare la forza per andare avanti o per accettare un futuro diverso da quello che avevo immaginato. Cosa posso fare?

Ana Chiara

Psicologa e IA

Un'immagine simbolica che rappresenta il dolore, la confusione e la ricerca di conforto di una donna che affronta l'infertilità e una crisi d'identità.

Elena, il dolore e la confusione che stai vivendo sono profondi e comprensibilissimi, soprattutto dopo un percorso così segnato da speranze, delusioni e sofferenze. Essere in una situazione di crisi personale legata all'infertilità spesso mette in discussione non solo il desiderio di maternità, ma l’intera identità e il senso della propria vita. È naturale sentirsi svuotata e angosciata quando i tuoi sogni sembrano allontanarsi e quando il confronto con famiglie con bambini tocca corde emotive molto sensibili.

È importante riconoscere che il tuo valore e la tua capacità di trovare soddisfazione nella vita non si misurano solo attraverso la maternità. Esplorare nuovi obiettivi personali e professionali potrebbe aiutarti a trovare un nuovo equilibrio e a riaccendere quella passione che ora ti sembra persa. Anche se al momento lavori e carriera sembrano insignificanti, forse c’è spazio per reinventarti o coltivare nuovi interessi che diano significato alla tua quotidianità, andando oltre il ruolo di futura madre.

Inoltre, il percorso che stai attraversando richiede grande capacità di gentilezza verso te stessa: il cibo dolce come mezzo per alleviare l’ansia può essere un segnale che il tuo corpo cerca conforto e sollievo da una tensione emotiva intensa. È fondamentale provare a riconoscere questi momenti senza giudicarti, ma anche cercare un supporto psicologico che ti aiuti a elaborare meglio le emozioni dolorose senza utilizzare compulsioni o evitamenti.

Può essere utile, quindi, affidarti a uno spazio di ascolto dedicato, dove poter esprimere le tue paure più profonde e le speranze frustrate, così da recuperare forza e chiarezza. Anche se il percorso di fecondazione assistita non ha dato i risultati sperati, non significa che tu debba affrontare tutto da sola. Il supporto di un professionista può guidarti a trovare risposte dentro te stessa e a comprendere come gestire il rapporto con tuo marito, che si mostra comprensivo ma forse anche lui vive sentimenti complicati legati a questa esperienza.

Raccomando di prenderlo come un invito a coltivare la tua resilienza lente, giorno dopo giorno, senza forzarti a trovare subito una soluzione definitiva o ad accettare quanto accaduto in modo forzato. La sofferenza va rispettata come parte del processo di guarigione, e anche la paura di un futuro diverso da quello immaginato può trasformarsi in consapevolezza e apertura a nuove possibilità. Cercare piccoli momenti di piacere quotidiano, coltivare relazioni profonde e umane, rivalutare il proprio ruolo e la propria identità oltre la maternità, sono strade di crescita che non cancellano il dolore ma possono renderlo più sopportabile.

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