Psicologa e IA
Caro Marco, la tua domanda tocca un tema centrale nella psicologia del lavoro contemporanea. Le tue reazioni fisiche e il clima di disimpegno nel team sono molto probabilmente collegati al nuovo modo di lavorare. I sintomi che descrivi, come stanchezza, mal di testa e disturbi digestivi in prossimità del lavoro, sono classici indicatori di stress cronico e di una possibile sindrome da burnout, spesso acuiti dalla mancanza di confini chiari tra vita professionale e privata tipica del lavoro da remoto. Il senso di isolamento e la comunicazione puramente funzionale che osservi nel tuo team sono conseguenze comuni della perdita delle interazioni informali e della vicinanza fisica, elementi che costruiscono coesione e motivazione.
Come leader, hai un ruolo cruciale nel guidare il cambiamento. Invertire questa tendenza richiede un'azione intenzionale per ricostruire la connessione umana e ridefinire le norme del team. Un primo passo potrebbe essere istituire momenti di connessione non legati al lavoro, come un breve check-in all'inizio di ogni riunione per condividere qualcosa di personale, per ripristinare un senso di comunità. È altrettanto importante modellare tu stesso comportamenti sani, definendo orari di lavoro chiari e rispettandoli, per proteggere il tuo benessere e dare il buon esempio. Promuovere una cultura della comunicazione aperta, dove sia sicuro esprimere difficoltà, può aiutare a identificare ostacoli specifici. Infine, valutare insieme al team la struttura dei tre giorni da remoto, ascoltando le loro esigenze per trovare un equilibrio che preservi la produttività senza sacrificare il benessere psicologico, potrebbe essere un potente segnale di cambiamento. Il tuo obiettivo non è tornare al passato, ma creare un nuovo modo di lavorare che sia sostenibile per tutti.