Psicologa Ana Chiara

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Burnout genitoriale e lavorativo dopo un'adozione: come uscire dall'esaurimento emotivo?

Ciao, mi chiamo Lorenzo e sono un uomo di 37 anni. Lavoro come project manager in una grande azienda tecnologica da quasi dieci anni. Negli ultimi due anni, la mia vita è cambiata radicalmente: io e mia moglie abbiamo adottato due fratellini, di 5 e 7 anni. È stata una scelta immensa, piena d'amore, ma anche di sfide inaspettate. Il lavoro è sempre stato intenso, ma ora sento che il carico è diventato insostenibile. Le riunioni si protraggono fino a tarda sera, le scadenze sono continue e la pressione per performare è altissima. A questo, si somma la gestione della nuova famiglia: appuntamenti con psicologi, scuole, le inevitabili crisi dei bambini che si stanno adattando, e il nostro bisogno di essere genitori presenti e pazienti. La notte dormo poco e male, faccio sogni ricorrenti e agitati in cui corro senza mai arrivare da nessuna parte o perdo i bambini in luoghi affollati. Al mattino mi sveglio già stanco. Ho iniziato a notare che non provo più la stessa gioia nel giocare con i miei figli, mi sento distante, come se stessi guardando la mia vita da fuori. Anche al lavoro, dove prima ero propositivo, ora mi limito a eseguire i compiti in modo meccanico, con un senso di profonda indifferenza e irritazione verso colleghi e clienti. Mi sento come se stessi fallendo su tutti i fronti: come professionista, come padre, come marito. L'idea di chiedere aiuto mi fa sentire debole, ma so che non posso andare avanti così. È come se la mia energia vitale si fosse completamente esaurita. Questa sensazione di vuoto e di esaurimento estremo è qualcosa di nuovo e spaventoso. Cosa mi sta succedendo? È solo stress o è qualcosa di più profondo? Come posso ritrovare un equilibrio senza sentirmi in colpa per aver delegato o per aver preso del tempo per me?

Ana Chiara

Psicologa e IA

Un uomo in giacca e cravatta, con aria stanca, tiene per mano due bambini sorridenti. Sullo sfondo, un ufficio moderno e una casa confusa si fondono. La sua espressione è distante, mentre una luce calda avvolge i bambini.

Ciao Lorenzo, grazie per la chiarezza con cui hai descritto la tua esperienza. Quello che descrivi è molto probabilmente un esaurimento emotivo o burnout, alimentato dalla somma di un lavoro molto impegnativo e dalle esigenze intense dell'adozione. La sensazione di distacco, l'irritazione, i sogni agitati e la perdita di piacere sono segnali importanti che richiedono attenzione.

Le cause che stanno contribuendo possono essere molteplici: l'iperimpegno lavorativo prolungato, la privazione del sonno, l'attivazione emotiva continua legata all'adattamento dei bambini, la responsabilità genitoriale intensa e il senso di dover essere perfetti. Quando le risorse personali non sono sufficienti a sostenere le richieste esterne, il corpo e la mente mettono in atto risposte di contenimento che si manifestano come esaurimento e distacco.

Inizia con interventi quotidiani semplici ma efficaci: cura l'igiene del sonno stabilendo orari regolari, riduci l'esposizione a schermi prima di dormire, programma pause brevi e frequenti nella giornata lavorativa, delega compiti pratici a colleghi o familiari quando possibile, e proteggi almeno una fascia oraria giornaliera per decompressione personale (anche 10-20 minuti). Piccoli cambiamenti ripetuti possono ridare energia, più di grandi sforzi episodici.

Al lavoro parla con il tuo responsabile per negoziare limiti temporanei alla disponibilità, chiarendo che si tratta di una strategia per mantenere prestazione sostenibile. In famiglia rinegozia i ruoli con tua moglie e cercate supporto esterno, come aiuto nella gestione quotidiana, gruppi di sostegno per genitori adottivi o servizi scolastici. Delegare non è abbandonare, è prendersi cura di sé per poter essere più presenti.

Per l'elaborazione emotiva è utile un percorso con uno psicologo esperto in genitorialità e stress, dove lavorare su accettazione, regolazione emotiva, strategie pratiche e ristrutturazione del senso di colpa. Considera anche la terapia di coppia se la fatica sta segnando il rapporto, e gruppi di genitori adottivi per normalizzare le difficoltà. Chiedere aiuto è una scelta di cura, non un segno di debolezza.

Se i sintomi peggiorano, se compaiono pensieri di morte, incapacità totale a funzionare al lavoro o a casa, o insonnia molto grave, contatta tempestivamente un medico o un servizio di salute mentale per una valutazione. Nel frattempo puoi mettere in pratica un piano immediato: prenotare una prima seduta con uno psicologo, condividere con tua moglie un piano di turni e pause, parlare con il responsabile aziendale per alleggerire temporaneamente i carichi, e introdurre una routine serale rilassante. Intervenire ora può prevenire un peggioramento e riportare stabilità.

Non sei solo in questo percorso, molte famiglie adottive attraversano fasi di forte stress. Non sei un fallimento: stai esaurendo risorse che si possono ricostituire con uno sguardo pratico e affettuoso verso te stesso. Se vuoi, considera una valutazione psicologica come primo passo concreto verso il recupero.

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