Psicologa e IA
Cara Giulia, quello che stai vivendo è un'esperienza molto comune tra professionisti capaci e sensibili, e il fatto che tu ne stia parlando è già un primo passo importante. La sensazione di essere un'impostora, nonostante i successi esterni, non è un semplice sintomo di insicurezza, ma spesso è il riflesso di un conflitto tra ciò che sei realmente e l'immagine idealizzata che pensi gli altri si aspettino da te. Il percorso psicoanalitico che stai facendo ti ha già aiutata a vedere le radici familiari di questa dinamica, ma è normale che il cambiamento richieda tempo e un lavoro specifico sulla tua vita professionale attuale.
Per distinguere tra una sana valutazione delle tue competenze e la svalutazione cronica, ti suggerisco di iniziare a osservare i tuoi pensieri come se fossero ipotesi, non fatti. La sana valutazione è basata su evidenze concrete e specifiche, mentre la svalutazione cronica tende a generalizzare e a concentrarsi solo sugli errori o sulle mancanze, ignorando i successi. Quando ti accorgi di pensare 'non sono all'altezza', chiediti: quali prove concrete ho di questo? E quali prove ho del contrario? Spesso ti accorgerai che le prove contrarie sono più numerose, ma la tua mente le filtra in modo selettivo. Un esercizio utile può essere quello di tenere un diario dei feedback positivi e dei momenti in cui hai gestito bene una situazione, rileggendolo nei momenti di dubbio.
Per quanto riguarda la gestione del team, sappi che coordinare persone più grandi di te non richiede di sapere tutto, ma di saper facilitare il lavoro degli altri. La tua autorità non deriva dall'età o dall'anzianità, ma dalla tua capacità di ascoltare, organizzare e prendere decisioni informate. In riunione, quando hai preparato dati e analisi, prova a impostare il tuo intervento come una proposta da condividere, non come una verità da difendere. Ad esempio, puoi dire 'ho analizzato questi dati e mi sembra che emergano queste tendenze, vorrei sentire la vostra opinione'. Questo approccio riduce la pressione di dover essere perfetta e apre al dialogo, trasformando il tuo silenzio in una partecipazione attiva.
Però, il nodo centrale è la tua autostima. L'autostima non si costruisce con i successi esterni, ma con un lavoro interiore di accettazione dei propri limiti e delle proprie imperfezioni. La fiducia autentica nasce quando smetti di cercare l'approvazione esterna e inizi a riconoscere il tuo valore intrinseco, indipendentemente dai risultati. Puoi iniziare a ripeterti, nei momenti di difficoltà, che sbagliare è umano e che l'errore non ti definisce come persona. Inoltre, poiché stai già facendo psicoterapia, parla con la tua terapeuta di questi aspetti specifici del lavoro: potrebbe aiutarti a collegare le dinamiche familiari con i tuoi comportamenti attuali nel team, ma anche a sviluppare strategie pratiche per affrontare le riunioni.
Infine, ti invito a riflettere sul fatto che il perfezionismo non è un valore da difendere, ma una gabbia che ti impedisce di esprimere tutto il tuo potenziale. Il perfezionismo ti fa focalizzare su ciò che manca, invece che su ciò che già hai, e ti impedisce di godere dei tuoi successi. Prova a concederti il permesso di essere 'abbastanza brava', non perfetta. Stabilisci obiettivi realistici per te stessa e celebra i piccoli progressi, non solo i grandi traguardi. Ricorda che i colleghi più esperti non sono lì per giudicarti, ma per lavorare con te, e che la tua unicità può portare un contributo prezioso al team. La strada è lunga, ma con il lavoro che stai facendo puoi imparare a fidarti di te stessa, passo dopo passo.