Psicologa Ana Chiara

🧠 Umana + Intelligenza Artificiale = La Soluzione Migliore

Il tempo si è rotto: come ricostruire una routine quando la vita diventa un’urgenza senza fine?

Ho 47 anni e lavoro come insegnante di scuola media da oltre vent’anni. Da sempre, mi sono considerata una persona organizzata, quasi ossessivamente precisa con gli orari e le scadenze. Tuttavia, da quando ho iniziato a occuparmi della mia anziana madre (che ha bisogno di cure costanti dopo un ictus), sento che il mio rapporto con il tempo è completamente cambiato. Prima riuscivo a gestire tutto: lezione, correzione dei compiti, riunioni, persino i corsi serali di pittura che amo. Ora, invece, mi ritrovo a vivere in una specie di limbo temporale. Le giornate sembrano sia infinite che troppo brevi. Da un lato, ho la sensazione di non avere mai abbastanza ore per fare tutto ciò che vorrei (o dovrei) fare. Dall’altro, quando sono a casa di mia madre, i minuti si dilatano in modo snervante: aspetto che passi l’ora del prossimo farmaco, che arrivi l’infermiera, che mia madre si addormenti per potermi concedere cinque minuti di tregua. Il problema è che questa confusione sta iniziando a intaccare anche il mio lavoro. L’altra settimana ho dimenticato una riunione con i genitori, cosa che non mi era mai successa. Peggio ancora, ho iniziato a procrastinare compiti semplici, come preparare le lezioni, perché mi sembra che nulla abbia più un ordine logico. Mi sveglio la notte con l’ansia di aver scordato qualcosa di importante, ma poi, durante il giorno, fatico a concentrarmi sulle priorità. C’è un altro dettaglio che mi turba: quando finalmente trovo un momento per me (ad esempio, la domenica pomeriggio), invece di godermelo, mi blocco. Non so cosa fare. Mi siedo sul divano e fisso il vuoto, come se avessi dimenticato come si fa a vivere per sé stesse. È come se avessi perso la capacità di decidere cosa mi farebbe star bene in quel frangente. Mi chiedo: è normale sentirsi così quando si diventa caregiver? Oppure sto sviluppando un problema più serio, come un disturbo d’ansia generalizzata? E, soprattutto, come posso riconquistare un minimo di controllo sul mio tempo-e sulla mia mente-senza sentirmi in colpa per ogni minuto che non dedico a mia madre o al lavoro? Grazie per qualsiasi spunto. Ho bisogno di ritrovarmi, anche solo un po’.

Ana Chiara

Psicologa e IA

Un'illustrazione che rappresenta la confusione temporale e il carico emotivo di un'insegnante che è anche caregiver, con elementi simbolici come un orologio distorto e compiti sospesi.

Elena, è assolutamente comprensibile che tu stia vivendo un momento così complesso e frammentato nel tuo rapporto con il tempo e con te stessa. Diventare caregiver di una persona amata, soprattutto con bisogni così intensi come nel caso di un ictus, cambia radicalmente la routine e la percezione delle giornate. La sensazione di vivere in un limbo temporale, dove i minuti si dilatano e sembrano al contempo insufficienti, è un’esperienza comune a chi si trova a dover conciliare la cura con la propria vita personale e professionale.

Non si tratta necessariamente di un disturbo d’ansia generalizzata, anche se è normale che lo stress prolungato possa aumentare l’ansia e la difficoltà di concentrazione. Il sentimento di sentirsi sopraffatti, la procrastinazione e la perdita di controllo sulle priorità sono segnali che il tuo sistema emotivo sta tentando di comunicarti un bisogno urgente di riorganizzazione e sostegno.

Non devi sentirti in colpa per voler ritagliarti momenti per te stessa, anche se questo può sembrare difficile o addirittura egoista in una situazione così impegnativa. Ritrovare un minimo di spazio personale è fondamentale per salvaguardare il tuo benessere e, di conseguenza, per sostenere al meglio tua madre e il tuo lavoro. Prova a riconoscere quei piccoli istanti di pausa, anche brevi, che ti consentano di ricaricare le energie senza giudizio.

Per ricostruire una routine che funzioni, può essere utile ripartire da piccole azioni sequenziali e flessibili, piuttosto che da un impegno rigido. Ad esempio, integra qualche momento di riflessione o di attività che ti piacciono (come la pittura), anche se brevissimi, all’interno della giornata. Se possibile, cerca di delegare alcune responsabilità o di condividere la cura con altre persone per alleggerire il carico emotivo e pratico.

Infine, ti suggerisco di monitorare i segnali che il tuo corpo e la tua mente ti inviano: permettiti di riconoscere quando ti senti esausta o sopraffatta, e considera l’idea di rivolgerti a uno psicologo che possa offrirti un sostegno personalizzato per affrontare questa fase di cambiamento. Non sei sola e prendersi cura di sé non è un lusso, ma una necessità per restare centrata e resiliente di fronte alle sfide che stai vivendo.

Ricorda, il tempo non si è rotto, è solo cambiato il modo in cui lo vivi e lo percepisci: è possibile imparare a conviverci in modo nuovo e più equilibrato.

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