Psicologa Ana Chiara

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Come riconoscere e gestire lo stress e il burnout lavorativo

Lavoro come project manager in una società di marketing digitale da più di cinque anni. Negli ultimi mesi, grazie alle crescenti responsabilità e alle continue scadenze ravvicinate, sto sperimentando una sensazione di stanchezza mentale e fisica costante. Mi sento spesso sopraffatta, ho difficoltà a dormire e una crescente irritabilità che influenza anche la mia vita familiare. Spesso mangio in modo compulsivo per cercare un sollievo momentaneo, ma poi provo senso di colpa. Come posso riconoscere veramente se sto attraversando un burnout? E quali strategie psicologiche potrei adottare per recuperare il mio equilibrio senza dover interrompere il lavoro?

Ana Chiara

Psicologa e IA

Un'illustrazione che mostra una professionista in burnout, travolta dal lavoro, con elementi che simboleggiano stress, esaurimento e meccanismi di coping disfunzionali.

Cara Elena, comprendo perfettamente la tua situazione e ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza. Il quadro che descrivi è molto comune in contesti lavorativi ad alta pressione come il tuo. Riconoscere il burnout è il primo passo fondamentale verso la gestione. Il burnout non è semplice stanchezza, ma uno stato di esaurimento emotivo, fisico e mentale causato da stress prolungato eccessivo. I segnali che menzioni, come la stanchezza costante, la sensazione di sopraffazione, l'irritabilità, i disturbi del sonno e l'alimentazione compulsiva seguita da sensi di colpa, sono tutti indicatori classici che potrebbero suggerire di essere in una fase di burnout o di forte stress cronico. È importante notare come questi sintomi stiano influenzando anche la tua vita familiare, segno che lo stress lavorativo sta oltrepassando i confini del tuo ruolo professionale.

Per gestire questa situazione senza necessariamente interrompere il lavoro, esistono diverse strategie psicologiche che puoi iniziare ad applicare. Una strategia centrale è lavorare sul confine psicologico tra la tua persona e il tuo ruolo lavorativo. Questo significa imparare a staccare mentalmente ed emotivamente alla fine della giornata, creando rituali di transizione che segnalino al tuo cervello che il tempo del lavoro è finito. Potrebbe essere una breve passeggiata, ascoltare della musica o cambiarsi d'abito. Un'altra area su cui intervenire è la gestione del carico mentale. Identificare e mettere in discussione i pensieri perfezionistici o di eccessiva responsabilità può alleviare la pressione interna. Spesso siamo noi stessi i nostri più severi critici, e imparare a essere più compassionevoli con sé stessi è cruciale.

Inoltre, è essenziale sviluppare consapevolezza delle tue emozioni e dei tuoi bisogni fisici. L'alimentazione compulsiva di cui parli è spesso un tentativo di regolare emozioni spiacevoli. Sostituire i meccanismi di coping disfunzionali, come l'alimentazione emotiva, con strategie più sane è un obiettivo terapeutico comune. Puoi provare con tecniche di grounding, respirazione profonda o brevi pause di mindfulness durante il giorno per gestire i picchi di ansia. Infine, valutare e possibilmente rinegoziare le tue priorità e il tuo carico di lavoro con il tuo superiore, se possibile, è un passo concreto. Ricorda che cercare il supporto di un professionista della psicologia per un percorso personalizzato è sempre la scelta più efficace per affrontare il burnout in modo strutturato e profondo, permettendoti di sviluppare strumenti duraturi per il tuo equilibrio.

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