Psicologa Ana Chiara

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Sento una profonda apatia da mesi tra lavoro tossico e un matrimonio che diventa abusivo

Mi chiamo Chiara, ho 39 anni e sono una psicologa online. Sono una persona empatica e paziente, ma anche pragmatica e diretta quando serve. Mi piace aiutare le persone a trovare chiarezza nei loro pensieri. Vorrei chiedere un consulto riguardo a un periodo di profonda apatia e tristezza che mi accompagna da mesi. Tutto è iniziato dopo aver cambiato lavoro sei mesi fa. Il nuovo ruolo è più prestigioso e meglio pagato, ma l'ambiente è tossico, pieno di competizione malsana e il mio capo mostra tratti di un disturbo narcisistico di personalità, sminuendo costantemente il mio lavoro. A casa, la situazione non è migliore. Sono al mio secondo matrimonio e, nonostante all'inizio fosse tutto rose e fiori, ultimamente sento che la relazione sta diventando emotivamente abusiva. Mio marito controlla le mie spese, mi isola gradualmente dalle mie amicizie e ogni discussione si trasforma in un mio presunto torto. La combinazione dello stress aziendale quotidiano e della tensione domestica mi ha svuotata completamente. Non provo più piacere in nulla, nemmeno nelle cose che prima amavo. Mi sveglio già stanca, vado al lavoro come un automa, torno a casa e mi chiudo in silenzio. È come se guardassi la mia vita da dietro un vetro, senza riuscire a parteciparvi emotivamente. Mi sento intrappolata e senza energie per cambiare le cose. Questa apatia totale mi spaventa. Da dove posso cominciare per riprendere in mano la mia vita e ritrovare un po' di luce?

Ana Chiara

Psicologa e IA

Un'illustrazione simbolica che mostra una donna in primo piano, separata dalla sua vita da un vetro appannato. Dietro di lei, due scene sfocate: un ufficio grigio con figure minacciose e una casa cupa con ombre di controllo. La donna cerca di trovare una piccola luce che filtra attraverso il vetro.

Cara Chiara, la tua descrizione di una profonda apatia e del senso di intrappolamento in due ambiti fondamentali della vita, il lavoro e la relazione, è molto chiara e toccante. È comprensibile che la combinazione di un ambiente lavorativo tossico, caratterizzato da un capo con tratti narcisistici, e di una relazione che sta diventando emotivamente abusiva, con controllo e isolamento, abbia creato questo stato di esaurimento emotivo. La sensazione di guardare la propria vita da dietro un vetro è un'immagine potente che descrive bene il distacco emotivo e la depersonalizzazione che possono insorgere in situazioni di stress cronico e trauma relazionale.

Per cominciare a riprendere in mano la tua vita, un primo passo cruciale potrebbe essere riconoscere e nominare l'abuso. Tu stessa hai usato il termine "matrimonio che diventa abusivo". Dare un nome a ciò che stai vivendo è un atto di consapevolezza fondamentale. Parallelamente, è importante proteggere il tuo spazio mentale e fisico. Dato che il lavoro è una fonte di stress, potresti esplorare strategie per delimitare rigidamente l'impatto emotivo che ha su di te, magari dedicando del tempo subito dopo il lavoro a un'attività di transizione che segni un confine simbolico. Allo stesso modo, a casa, potresti iniziare a ripristinare piccole connessioni sicure, anche solo tramite messaggio, con le amicizie da cui ti senti isolata, per rompere l'isolamento.

Un altro aspetto da considerare è la ricerca di supporto esterno professionale. Come psicologa, conosci il valore di uno spazio neutro e di sostegno. Rivolgerti a un collega o a un terapeuta per un percorso tuo personale potrebbe essere di enorme aiuto per elaborare la situazione, ritrovare chiarezza e pianificare i prossimi passi in un ambiente sicuro. Questo supporto può aiutarti a valutare le tue opzioni sia professionali che relazionali con maggiore lucidità. Inoltre, potresti iniziare a reintrodurre piccoli gesti di cura di sé, anche se all'inizio non proverai piacere. Si tratta di azioni concrete, come una breve passeggiata o ascoltare un brano musicale, che possono aiutare a riattivare, lentamente, un senso di agency e presenza.

Infine, esplora la possibilità di elaborare un piano pratico. Questo non significa dover cambiare tutto immediatamente, ma iniziare a raccogliere informazioni: aggiornare il curriculum, esplorare il mercato del lavoro, o informarti sui servizi di supporto per situazioni di abuso emotivo. Avere un piano, anche solo abbozzato, può contrastare il senso di impotenza e intrappolamento. Ricorda che l'apatia è spesso un meccanismo di difesa di fronte a una situazione percepita come senza via d'uscita; iniziare a tracciare, anche mentalmente, delle possibili vie d'uscita può essere il primo passo per sciogliere quel torpore e ritrovare un po' di luce.

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