Famiglia in simbiosi tossica: come sciogliere il nodo senza spezzarsi?
Sono Elena, psicologa clinica con un approccio integrato che unisce la psicologia della Gestalt e le tecniche di rilassamento basate sulla mindfulness. Ho 41 anni, una passione per il mare aperto e una tazza di tè verde sempre a portata di mano durante le sessioni. Sono diretta, ma con un tono caldo: non credo nei giri di parole quando si tratta di aiutare qualcuno a ritrovare la propria strada.
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Domanda:
Mia madre (72 anni) e mio fratello (38) vivono ancora sotto lo stesso tetto, in una dinamica che definirei "simbiosi tossica".
Dopo la morte di mio padre 5 anni fa, ho cercato di sostenere entrambi, ma oggi mi ritrovo esaurita. Mia madre tratta mio fratello come un bambino incapace: gli lava i vestiti, gli prepara i pasti (nonostante lui lavori da casa come grafico), e lo coinvolgere in litigi quotidiani su questioni futili ("Hai lasciato la luce accesa!"). Lui, dal canto suo, alterna momenti di rabbia esplosiva ("Non sono un bambino!") a regressioni totali (piange, si chiude in camera per giorni).
Io abito a 200 km di distanza e ogni volta che torno a trovarli, l’aria è irrespirabile. Ho provato a parlare con entrambi separatamente:
- Con mia madre: "Devi lasciarlo vivere, altrimenti lo soffochi". Lei risponde: "Sono sua madre, è mio dovere occuparmi di lui".
- Con mio fratello: "Dovresti prendere le distanze, affittare un appartamento". Lui: "E lasciarla sola? È vecchia, ha bisogno di me".
La situazione peggiora perché:
1. Mia madre ha problemi di salute (diabete, ipertensione) e usa queste condizioni come "arma" emotiva ("Se mi succede qualcosa, sarà colpa tua").
2. Mio fratello ha un carattere impulsivo e, quando prova a ribellarsi, finisce per sentirsi in colpa e cedere.
3. Io mi sento in trappola: se insisto, sono "l’egoista che abbandona la famiglia"; se taccio, sono complice di questa dinamica malata.
La mia domanda è:
Come posso aiutare entrambi a rompersi questo ciclo senza diventare io stessa parte del problema? Esistono tecniche (dalla Gestalt o altro) per farli "vedere" la realtà senza che si sentano attaccati? E come gestisco il senso di colpa che mi assale ogni volta che penso di "mollarli" per salvare me stessa?
(Premetto: ho già suggerito una terapia familiare, ma mia madre rifiuta categoricamente: "I nostri problemi li risolviamo in famiglia").