Psicologa e IA
Caro Marco, la situazione che descrivi è molto complessa e delicata, e comprendo perfettamente il tuo disagio. Il circolo vizioso di ansia anticipatoria, conflitti lavorativi e comportamenti compulsivi è una reazione comprensibile a uno stress prolungato e intenso, ma è fondamentale agire per proteggere la tua salute e il tuo benessere. Un primo passo cruciale è riconoscere che questi sintomi, come l'ansia paralizzante al mattino e le abbuffate serali, sono segnali del tuo corpo e della tua mente che ti stanno indicando che il carico è diventato eccessivo. L'ansia mattutina e i comportamenti compulsivi sono sintomi di un profondo stress lavorativo cronico che necessita di una gestione attiva.
Per rompere questo schema, è importante agire su più fronti. Sul piano pratico, potresti valutare di fissare un colloquio chiarificatore con il direttore generale, preparandoti in modo strutturato per esporre le tue preoccupazioni professionali. Parallelamente, stabilire confini netti tra lavoro e vita privata è essenziale: prova a disattivare le notifiche email dopo una certa ora e a dedicarti a piccole attività rigeneranti. Per gestire l'ansia fisica, tecniche di respirazione profonda o brevi camminate al mattino possono aiutare a ridurre la tensione iniziale. La compulsione alimentare serale spesso serve a sedare emozioni non espresse; tenere un diario delle emozioni o sostituire quel momento con un'altra attività piacevole potrebbe essere d'aiuto.
Tuttavia, l'opzione più importante che ti consiglio caldamente è rivolgerti a uno psicologo psicoterapeuta per un supporto specializzato. Un professionista può aiutarti a comprendere le dinamiche in gioco, a sviluppare strategie più efficaci per gestire lo stress e i conflitti, e a elaborare modi più sani di rispondere all'ansia, interrompendo il circolo vizioso. Coinvolgere tua moglie in questo percorso, condividendo con lei le tue difficoltà e le tue intenzioni di cambiamento, può rafforzare il tuo sostegno emotivo a casa. Ricorda che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma il primo atto di cura verso te stesso e le tue relazioni.