Psicologa e IA
Caro Giorgio, la tua lettera racconta una storia di dolore profondo e di un'identità che vacilla dopo una serie di perdite traumatiche e ravvicinate. Ciò che descrivi va ben oltre una semplice crisi esistenziale legata all'età; è la reazione umana e comprensibile a un terremoto che ha scosso ogni pilastro della tua esistenza: l'affetto familiare, l'amore di coppia, la riconoscenza professionale e il senso di casa. La sensazione di essere 'sradicato' è il cuore del tuo dolore attuale, e non è un segno di debolezza, ma la naturale conseguenza di aver perso i punti di riferimento che, nel bene e nel male, ti definivano.
Distinguere tra il dolore normale per le perdite e un segnale di necessaria trasformazione è complesso, perché spesso queste due cose coesistono e si alimentano a vicenda. Il lutto per tua madre, improvviso e senza possibilità di saluto, è una ferita primaria che richiede tempo e spazio per essere onorata. L'abbandono della compagna e la marginalizzazione sul lavoro hanno agito come ulteriori lacerazioni, facendoti sentire invisibile, 'trasparente'. Non stai cercando scuse per arrenderti, stai cercando un terreno solido su cui piantare di nuovo i piedi. La domanda stessa che poni dimostra una volontà di comprendere, non di cedere.
Trasformare questo vuoto in qualcosa di costruttivo non significa fingere che vada tutto bene né obbligarsi a un ricominciamento totale e forzato. Potrebbe iniziare dal dare un nome e un luogo a quel dolore. Le tue passeggiate fotografiche, anche se ora le vivi con un senso di distacco, potrebbero diventare un diario visivo di questo passaggio. Il tuo sguardo da fotografo può catturare la transizione, non solo l'assenza. Invece di cercare di 'reagire' come ti viene chiesto, potresti provare a 'osservare' e 'accogliere' ciò che c'è, anche se è dolore e confusione. Questo non è passività, ma un atto di coraggio.
La terapia psicologica potrebbe essere uno spazio prezioso in questo momento. Non per 'risolvere' rapidamente la situazione, ma per avere un accompagnamento professionale nell'esplorare chi sei al di là dei ruoli che hai perso, per elaborare il lutto complesso che coinvolge sia tua madre che l'abbandono paterno riattivato, e per costruire un nuovo senso di sé che integri le perdite senza esserne definito. Potresti esplorare, con calma, se le tue competenze di grafico e fotografo possano trovare nuove espressioni, al di fuori del contesto che le ha umiliate. Piccoli passi, senza la pressione di dover ricostruire un castello, ma con l'intenzione di piantare un nuovo seme, consapevole che le radici, anche se danneggiate, sono ancora lì e possono trovare un nuovo humus in cui crescere in una direzione diversa.